Omelia per la Festa di S. Romolo 2026
Non vi è nulla di nascosto, che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto.
Cosa è questo segreto, cosa è questo che è nascosto?
Si riferisce forse al mistero nascosto da secoli e da generazioni, ma ora manifestato ai suoi santi?(Col 1,26).
E anche a quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo,ma che Dio ha preparate per coloro che lo amano? (1Cor 2,9).
Di che mistero si parla e quali cose ha preparato Dio per farcele conoscere? Infatti, come abbiamo udito, non vi è nulla di nascosto, che non sarà svelato.
È piaciuto a Dio far conoscere la gloriosa ricchezza di questo mistero in mezzo alle genti: cioè Cristo in voi, speranza della gloria (Col 1:27 )!
È dunque il Signore Gesù Colui che è nascosto e che deve essere rivelato, è Lui il segreto che deve essere conosciuto.
Egli è presente nel mondo ma non da tutti è conosciuto, Egli è presente nella storia ma deve essere costantemente svelato, mostrato.
La Comunità cristiana lo conosce e come Giovanni il Battista dice al mondo: in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete (Gv 1,26).
E tuttavia la storia umana è già segnata: la resurrezione di Cristo ha impresso ad essa una direzione irreversibile, che le potenze degli inferi non potranno fermare, verso un punto preciso: il regno di Dio che il Risorto consegnerà a Dio Padre (1Cor 15,24) quando tutto sarà compiuto. Questo è il regno che sarà, mano a mano, sempre più svelato nel corso dei secoli.
Per questo il Signore dice: non abbiate paura… quello che ascoltate all’orecchio annunciatelo dalle terrazze!Perché è la realtà che prima o poi tutti dovranno conoscere.
Anche se a noi può sembrare cosa impossibile, data la complessità di questo mondo, la conoscenza del Signore riempirà la terra come le acque ricoprono il mare (Is 11,9), perché a Dio niente è impossibile, (si è forse accorciato il braccio del Signore? -Nm 11,23-, disse a Mosè quando mancava la carne nel deserto).
In realtà, non solo è presente nella storia ma con l’incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo (GS 22).
Il Figlio eterno, che era in principio presso Dio e per mezzo del quale tutto è stato fatto e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste (Gv 1,3), non ha considerato un privilegio personale l’essere Dio, ma ha spogliato sé stesso diventando simile agli uomini (Fil 21,7) e si è fatto servo di ogni creatura umana, spremendo tutto il suo sangue perché fosse restaurata in ciascun essere umano la somiglianza con Dio deformata dal peccato.
Cristo, Redentore del mondo, è Colui che è penetrato, in modo unico e irrepetibile, nel mistero dell’uomo ed è entrato nel suo «cuore» (RH 8) toccando il mistero interiore dell’uomo per riversavi la sua grazia.
Pertanto, cari fratelli e sorelle, siamo messi di fronte a questo dovere sacrosanto di far conoscere Gesù Cristo Signore. L’evangelizzazione non è un vezzo, una opzione facoltativa o un’opera pastorale fra tante: è, invece, il dovere fondamentale della Chiesa, un compito di tutto il popolo di Dio. La Chiesa esiste per evangelizzare (EN 14).
Abbiamo riflettuto su La Comunione fonte della Missione, per cui le Comunità cristiane annunciano il Vangelo prima di tutto vivendo le relazioni rinnovate dalla grazia di Dio: da come vi amate sapranno che siete miei discepoli (Gv 13,35), cioè farete conoscere anche me.
Consideriamo anche che “la missione è un atto di giustizia. Ogni essere umano è amato infinitamente da Dio… È profondamente giusto che, nell’arco di questa vita terrena, ogni essere umano possa udire questa verità che lo riguarda e possa conoscere Cristo. L’annuncio va dato anche se chi lo riceve ti respinge o, addirittura, ti perseguita. Come dire: “a prescindere dalla tua reazione io te l’ho detto, perché grande deve essere il mio rispetto per te”. Giustizia è “dare a ciascuno ciò che gli è dovuto” (Treccani). Poiché Gesù è morto per ogni essere umano, la conoscenza di questo fatto gli è dovuta, accoglierla o meno sta alla sua libera scelta” (Lettera pastorale).
In autunno inizierò la Visita pastorale cominciando dal Casentino. È un evento missionario, di evangelizzazione per confermare nella fede chi già crede e per far conoscere il Signore a chi non lo conosce. In questo chiederò la vostra collaborazione, la collaborazione di tutti come discepoli missionari. Andare a portare casa per casa con stile missionario il mio invito.
È il Signore che opera e sempre ci precede. Nella Francia scristianizzata “sta accadendo qualcosa che ci sorprende” hanno detto i vescovi. Diceva La Pira: se un albero secolare viene tagliato a metà non muore perché le radici profonde fanno spuntare di nuovo i rami e le foglie.
Negli ultimi anni son avvenuti i battesimi degli adulti. Circa 9.000 battesimi nel 23; 18.000 nel 25; 21.000 nel 26 di cui 8200 adolescenti tra gli 11 e i 17 anni. Il resto (13.200) ha tra i 18 e i 40 anni.
Il Vescovo di Nimes (mons. Nicolas Brouwet ) ci ha donato la sua testimonianza in CEI: “Come si spiega questo fenomeno? Una cosa è certa: questi battesimi non sono la conseguenza diretta delle nostre iniziative missionarie, come se avessimo trovato una buona strategia di evangelizzazione. Anche se c’è un vero slancio missionario in Francia non possiamo dire che tutti questi catecumeni siano stati toccati dai nostri progetti pastorali.
Questi neofiti, questi ricomincianti, sono un dono del Signore messo nelle nostre mani fragili. La crisi degli abusi ci ha scossi tutti profondamente. Conosciamo la povertà della nostra chiesa in Francia ma il Signore ci fa questo dono, come se dopo questo tempo di umiliazione e di purificazione permettesse questo slancio nella fede che riceviamo senza averlo realmente suscitato. Auguro a ogni Vescovo di conoscere la gioia di vedere tutti questi giovani chiedere il battesimo con una fiducia assoluta nella Chiesa”.
La nostra Chiesa fiesolana si accinge a vivere un momento di memoria delle sue radici con la celebrazione dei mille anni della Cattedrale (1028-2028) con gratitudine verso gli evangelizzatori che l’hanno fatta nascere, San Romolo in primis. Inizierà il giorno della prossima solennità a lui dedicata (6 luglio 2027).
Ascoltiamo Papa Leone: “Il centro della storia rimane un volto umano che chiede di essere guardato (quello di Cristo n.d.r.). Questo volto umano è la pienezza verso cui cammina la storia. In questo disegno nulla di ciò che è autenticamente umano andrà perduto, ma tutto verrà purificato e riunito in Colui che raccoglie ogni frammento di vita, ogni lacrima e ogni autentica conquista umana, per sottrarle dal nulla e consegnarle, redente al Padre”. (Papa Leone XIV, Magnifica humanitas 233)
