Fiesole, un'insegna per la Diocesi
di Lucia Bencista'
Generalmente, non esiste un’insegna che rappresenti la sola diocesi nel suo complesso, mentre esiste, bensì, uno stemma che identifica, di volta in volta, il Vescovo che la guida, oppure lo stemma del Capitolo dei Canonici, organismo all’interno del quale il Vicario Capitolare è il solo che può svolgere le funzioni vescovili quando il Vescovo viene trasferito, oppure è deceduto e la sede episcopale risulta pertanto vacante. Questa prassi è rappresentata, infatti, dalla tradizione araldica che, per la diocesi di Fiesole, può vantare gli stemmi dei tanti vescovi che hanno fatto la storia dell’istituzione, ma riconosce in un solo stemma con dei caratteri precipui (seppur con alcune minime variazioni nel corso dei secoli) quello del Capitolo. Questo organismo, presente in ogni diocesi, rappresenta una sorta di “senato” del vescovo ed è indissolubilmente legato alla storia della cattedrale. Le sue funzioni sono cambiate nel corso dei secoli, ma si è sempre contraddistinto come senatus et consilium episcopi ossia come un organo consultivo della massima autorità ecclesiastica diocesana e come reggente della stessa diocesi durante la vacanza della sede vescovile.
Le più antiche testimonianze riguardanti il Capitolo fiesolano risalgano infatti al IX secolo e precisamente al 966 quando il Vescovo Zanobi II istituì il capitolo allo scopo di risollevare le sorti della chiesa fiesolana, enormemente danneggiata dalle invasioni barbariche, e di preservarla dalle mire dell’emergente città di Firenze che ne insidiava il territorio. Come riportava nel 1802 il canonico e archivista della curia di Fiesole Filippo Traballesi nelle sue Memorie relative alla chiesa e alla miracolosa immagine di S. Maria Primerana, il Vescovo Zanobi aveva emanato un diploma con il quale istituiva il Capitolo dei Canonici per il servizio dell’antica cattedrale intitolata a San Pietro e a San Romolo la quale, ancora a quel tempo, sorgeva fuori della città, nel luogo dell’odierna Badia Fiesolana, assegnando loro come sede l’oratorio di Santa Maria Primerana situato dentro le mura. I beni che il vescovo donò ai canonici perché potessero avere mezzi per la loro sussistenza erano beni feudali concessi dall’imperatore Ottone I, che furono confermati nel 984 dall’ imperatore Ottone II.
I Canonici dovettero osservare la prima vita in comune nella abitazione annessa alla chiesa di Santa Maria Primerana fino a quando il vescovo Jacopo il Bavaro nel 1032, «affinché insieme coabitassero e convivessero», li chiamò ad abitare nel chiostro annesso alla cattedrale di San Romolo da lui stesso edificata nel 1028 entro le mura della città trasferendovi i resti di San Romolo e dei suoi compagni insieme alla titolarità dell’antica cattedrale.
Una delle immagini araldiche più antiche del capitolo fiesolano, detta «della sede episcopale di Fiesole», ma comunemente «del Vicario capitolare», risulta quella impressa in un sigillo bronzeo tardo trecentesco conservato oggi al Museo del Bargello di Firenze che veniva presentato per la prima volta nel tomo quarto delle Osservazioni istoriche sopra i sigilli antichi de’ secoli bassi dell’accademico fiorentino Domenico Maria Manni (Firenze 1690-1788), pubblicato a Firenze nel 1740, e che al quel tempo era conservato «appresso il Reverendissimo Capitolo della Cattedrale di Fiesole».
In una pagina espressamente dedicata il Manni riproduce il sigillo che si presenta di forma circolare e reca al centro, entro uno spazio polilobato, un braccio manicato uscente dal lato destro (destrocherio) che regge con il dito mignolo della mano benedicente due chiavi legate e addossate in palo, mentre in basso si trova un crescente montante. Gli ingegni delle chiavi sono rivolti all’ingiù e le impugnature sono legate tra loro da un legaccio ad asola. Esattamente sotto l’orlo della manica che copre il braccio si trova una falce di luna montante corrispondente anche alla croce presente all’inizio dell’iscrizione in caratteri gotici che corre lungo la circonferenza: † SIGILLUM ⁝ SEDIS ⁝ E͠PATUS ⁝ FESULANI cioè, cioè † Sigillo della Sede dell’Episcopato Fiesolano.
Lo storico sostiene che si tratta proprio del sigillo della sede del vescovado fiesolano individuato da lui nell’edificio del palazzo vescovile collegato all’intervento del vescovo Jacopo il Bavaro che sarebbe stato poi oggetto di ampliamenti e trasformazioni successive.
Scriveva il Manni: «Ma discendendo a parlare de’ Simboli, che si veggiono nel Sigillo, io vi osservo il Braccio di S. Piero Apostolo posto a significare l’antico titolo della chiesa cattedrale di Fiesole, che fu a questo santo dedicata, siccome dalle parole del Bavaro abbiamo raccolto, e le Chiavi pendenti fanno vedere una grande antichità in questa impresa, maggiore, al parere degli eruditi, di quel che dimostrino le chiavi decussate di S. Piero […]».
In un pregnante contributo sulle pagine della rivista «Corrispondenza» (1991, n. 20) Alberto Maria Fortuna pubblicava un’approfondita esegesi di questo sigillo. Tra i tanti elementi presenti legati all’antica e ricchissima simbologia cristiana, egli identificava il braccio sostenente le chiavi anche con quello di Dio Padre, cioè con il Verbo Incarnato e la Creazione. Questa sarebbe simboleggiata dal semicerchio dal quale fuoriesce il braccio che potrebbe simboleggiare anche il Sole e l’Universo, mentre i quattro semicerchi che lo dividono al suo interno potrebbero rappresentare i quattro elementi. La mano destra, il Verbo, cioè, che siede alla destra del Padre, è anche il segno della Misericordia, mentre l’indice, il medio e l’anulare raffigurano la Trinità.
La luna crescente sottostante non può non riferirsi alla città di Fiesole – detta anche «del colle lunato» per la sua conformazione morfologica – anche se è assai complesso attestare l’origine della presenza di questa immagine nell’insegna della città. Essa recava,⁝ negli anni del Granducato mediceo, come precisa in un suo recente e approfondito studio Michele Turchi (Le lune di Fiesole, 2019), uno «scudo bianco con la croce vermiglia […] accostando la mezza luna celeste alla croce rossa nel cantone destro superiore», ma è attestata in uso anche un’altra insegna che era quella della Podesteria e Lega di Fiesole, del tutto simile a quella tuttora adottata dal Comune, che si blasona «d’argento, al crescente d’azzurro, sormontato d’una stella a otto raggi di rosso». Nel museo di Fiesole esistono alcune lucerne di epoca romana che recano al centro una falce di luna montante con una stella a sei punte in mezzo alle “corna”. Forse l’immagine fa riferimento a una forma devozionale o ad ex voto in ambito pagano e non sono pertanto da scartare a priori possibili collegamenti con una tradizione che si tramandava fin dall’antichità.
Nel corso dei secoli l’insegna del Capitolo fiesolano, ha subito alcune varianti fino ad essere rappresentata con caratteri notevolmente diversi, come indicano alcuni stemmi diffusi soprattutto fra Quattro e Cinquecento che presentano le chiavi non più in palo, ma decussate, legate e accostate in capo e in punta da due crescenti e che si ritrovano in alcun codici cinquecenteschi e nelle facciate della cattedrale e della chiesa di Santa Lucia a Trespiano di patronato del Capitolo.
La versione tramandata dal sigillo medievale, pur modificandosi con la perdita o l’attenuazione di alcuni dei riferimenti simbolici che abbiamo visto essere così pregnanti nell’antico manufatto, è quella che ha prevalso nei secoli giungendo fino a noi. Essa viene oggi e recuperata e reinterpretata per un’insegna che renderà riconoscibile, attraverso un’immagine distintiva e fortemente rappresentativa, la nostra diocesi e insieme a lei le sue origini e la sua storia.
