Festa di S. Andrea Corsini. L'omelia del Vescovo Mario

Le parrocchie sono nate e ci sono per essere vicini alla gente

È una gioia poterci incontrare e concelebrare anche quest’anno l’Eucaristia nella festa di sant’Andrea Corsini. Diciamo grazie al Signore.  La necessità di uno spazio più largo a motivo della pandemia ha tolto il piacere del ritorno al “calore del grembo” nella chiesa del seminario, ma in compenso  ci offre la possibilità di volgere lo sguardo verso la cattedra di sant’Andrea, che qui, nella sua cattedrale, è custodita con grata memoria.

Pensando a quella cattedra, ho cercato di chiedermi cosa potrebbe dire oggi sant’Andrea ai suoi sacerdoti. Non è un pensiero facile. Chissà cosa direbbe! L’ho pregato perché aiuti almeno a comprendere e a vivere la Parola del Signore che abbiamo ascoltato. La parola di Dio ci richiama oggi un punto fondamentale: la Guida, il Pastore, colui che conduce è il Signore. Così ha profetato Ezechiele: “Ecco, io stesso cercherò le mie pecore” (Ez 34,11). Così ci ha detto il Signore: “uno solo è la vostra Guida, il Cristo” (Mt 10,11; cfr. Gv 10,7-15). È lui il pastore buono, che dà la vita per le pecore, che va in cerca della pecora smarrita e se ne fa carico sulle spalle, lui che per il felice ritrovamento invita tutti alla festa. 

Guardando a lui, Pastore buono, gli diciamo grazie di averci chiamoto a servirlo come suoi ministri. Da parte mia ringrazio il Signore per voi e per le belle testimonianze di fedeltà e di generosità con cui ogni giorno vi fate presenti a molti in nome e con lo stile di Cristo Buon Pastore. Questo vi fa onore nella nostra Chiesa e vi accredita davanti a tutti.

Continuate con gioia, senza cedere mai alle tentazioni del maligno che vuole indurci a diventare “pastori che pascono se stessi” (Ez 34,2). Quando egli mi spinge a mettere avanti le mie idee, la mia sensibilità, i miei schemi e a volerli imporre agli altri, mi illude di essere un profeta o un salvatore della comunità, ma di fatto mi riduce a un “estraneo” da cui le pecore si allontanano “perché non conoscono la sua voce” (Gv 10,5). Le imposizioni e gli irrigidimenti vengono dal maligno, non dallo Spirito santo. Ognuno è libero di avere le proprie idee e le proprie convinzioni, ma nessuno può imporle agli altri. Se attacco pubblicamente i vescovi, il papa, non faccio un bel servizio al buon Pastore e mi lascio ingannare dal maligno. Se scredito i confratelli davanti agli altri, se tratto aspramente i fedeli e quelli si allontanano, se  mi irrigidisco su certe formalità che nulla hanno da spartire col Vangelo, potrò forse apparire un prete originale, non faccio un buon servizio al gregge del Signore. Chi guida un negozio o un supermercato non scredita mai la sua ditta e tratta bene anche i clienti più noiosi perché non vuole perderli; anzi cerca sempre di allargarne il giro e offre a tutti le migliori promozioni. A maggior ragione noi dobbiamo avere la massima cura per ciascuno e offrire a tutti le più belle promozioni del Vangelo.

Gesù, quando “vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore  che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose” (Mc 6,34). I discepoli, che non avevano ancora capito il suo insegnamento, gli consigliarono di mandare tutti a casa. Ma Gesù rispose: “Voi stessi date loro da mangiare” (Mc 6,36) e moltiplicò i pani per la folla. È sempre l’ora di moltiplicare i pani della misericordia, della tenerezza, della carità operosa. Soprattutto in questo momento di crisi chi ha senno e intelligenza li usi. È segno di intelligenza coltivare larghe vedute, cuore magnanimo e massima tolleranza. Chi ha energie spirituali e materiali ne faccia dono, sempre per unire, mai per dividere o allontanare. Siamo guardiani delle pecore in nome di Gesù pastore buono e dobbiamo avere il suo stile: “pastori secondo il suo cuore (cfr. Ger 3,15). Il Signore ce ne chiederà conto nel giorno del Giudizio (cfr. Ez 34,10).

 

“Ecco io stesso cercherò le mie pecore e le passerò in rassegna” (Ez 34,12). Il Pastore buono passa in rassegna le pecore cercandole. Non sta ad aspettarle, ma va a cercarle una per una, le impara a conoscere, stabilisce relazioni. Desidero dire grazie a tutti i sacerdoti che non si stancano di cercare personalmente ciascuno dei fedeli. Una bella testimonianza, la vostra: con il telefono, con una visita assennata, con i vari segni di attenzione possibili in questo tempo di pandemia andate a cercare, a passare in rassegna, a prendervi cura. Le parrocchie sono nate e ci sono per essere vicini alla gente (“abitare vicino” “vicino a casa”). Grazie ai sacerdoti che conoscono personalmente tutti i fedeli. Soprattutto ai sacerdoti di cui le persone riconoscono bene la voce, specialmente se nella vostra voce riconoscono la voce di Gesù pastore buono. Le nostre parrocchie avranno un futuro se oggi sanno tenere questa familiarità di rapporti, altrimenti imploderanno su se stesse.

 

"Le condurrò in ottime pasture" (Ez 34,14). Penso all’importanza della catechesi e mi echeggia nel cuore il vigoroso incoraggiamento che sabato scorso il papa ha dato ai catechisti. So le difficoltà che incontrate nelle parrocchie e proprio per questo voglio dire grazie a tutti voi, ai vostri catechisti, agli educatori con i quali avete studiato attentamente nuove forme possibili di annuncio e catechesi, cercando di attuare quelle più adatte in ogni singola situazione. Grazie. Non stancatevi di continuare con fiducia. Il Signore vi doni la sua sapienza e un cuore grande. 

 

“Fascerò quella ferita e curerò quella malata” (Ez 34,16). Negli anni scorsi abbiamo insistito molto sulla cura pastorale degli ammalati e degli anziani. È anche cresciuto, non solo numericamente, un bel gruppo di ministri straordinari della Comunione ben consapevole della delicatezza di questo servizio. Purtroppo da un anno, per causa della pandemia, chi è malato si trova a soffrire in maggiore solitudine e anche la nostra vicinanza diventa inevitabilmente più difficile.

Appena le condizioni ce lo permetteranno riprendiamo con vigore le visite ai malati e siamo certi che le porte delle case e delle strutture sanitarie saranno ben aperte. Intanto offriamo l’affetto del ricordo costante e della comunione nella preghiera.

 

“Avrò cura della grassa e della forte; le pascerò con giustizia” (Ez 34,16). Anche le persone spiritualmente più robuste hanno bisogno di cura, di formazione continua. Abbiamo tutti bisogno di crescere in santità e giustizia per tutti i giorni. Quest’anno ci siamo detti più volte che avremmo avuto più tempo per meditare, riflettere e pregare. Sotto certi aspetti il momento che stiamo vivendo può essere tempo favorevole per dedicarci maggiormente alla cura dei fedeli che sono spiritualmente più progrediti, per offrire “la sapienza che viene dall’alto” (cfr. Gc 3,17-18) “perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona” (2Tim 3,17). Con semplicità e ordine dedichiamoci alla nostra formazione. Con grande umiltà anche alla formazione degli altri. I sacerdoti più impegnati nella missione sono quelli più impegnati anche nella formazione. Sant’Andrea Corsini ce lo insegna e tutti i Pastori di cui il Messale ci presenta la memoria ne danno conferma.

 

"Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all’ovile quella smarrita” (Ez 34,16) perché  “ho altre pecore che non provengono da questo recinto” (Gv 10,16). Altre pecore… Una recente inchiesta ci dice che un italiano su tre si dichiara non credente. E sotto i 35 anni uno su due. Sono dati allarmanti. Mi fanno echeggiare nella mente l’accorata esortazione di Debora: “Perché sei rimasto seduto tra gli ovili ad ascoltare le zampogne dei pastori?” (Gdc 5,16). Come pure le parole del Salmo: “Non restate a dormire nei recinti! Splendono d'argento le ali della colomba” (Sal 98,14) che vola verso nuovi campi. Non possiamo accontentarci di stare nei sacri recinti ad aspettare chi non viene. È l’ora della ricerca appassionata di tutte le persone lontane o che si sono allontanate… per la pandemia, per rilassatezza, per contrasti con qualcuno di noi, per pregiudizio… Il nostro compito è quello di cercare tutti e farci carico di ogni pecora che si sente smarrita. Non per averne il controllo, sia pure spirituale, ma per aprire la porta a Cristo pastore buono e unico salvatore (cfr. Gv 10,3).

In questi giorni inizia a fiorire il mandorlo, il “vigilante” che dà la sveglia alla primavera. Grazie ai sacerdoti che sono come rami di mandorlo (cfr. Ger 1,11). Grazie a chiunque di voi sa vedere e coltivare i frutti di bene che lo Spirito Santo semina anche fuori dal recinto… “Ho altre pecore… anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore” (Gv 10,16).

 

Sant’Andrea ci protegga e ci accompagni.
Protegga il nostro seminario e lo sostenga col dono di nuove vocazioni.
Aiuti anche noi a saper individuare e accompagnare bene i giovani che possono avviarsi al sacerdozio, consigliandoli con saggezza e offrendo loro la testimonianza della nostra gioia.
Ci aiuti a prestare fedelmente la nostra flebile voce e le nostre deboli spalle a Cristo Pastore buono: la sua misericordia onnipotente ci farà capaci di annunciare a tutti e con coraggio il suo Vangelo, di farci carico in suo nome del prossimo che la Chiesa ha affidato alla nostra cura.

Diocesi di Fiesole

P.tta della Cattedrale, 1
50014 Fiesole (FI)
tel e fax: (+39) 055 59242
C.F: 94004010487

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