27 Settembre 2026 in Diocesi, Eventi diocesani

Convocazione Diocesana del 27.09.2026 – Presentazione del Piano Pastorale 2026-2027.

Ekklesìa, cioè “convocazione”, significa convergere tutti, spinti dalla stessa fede, verso Cristo, il Signore Gesù che noi amiamo, in cui noi crediamo e per cui speriamo.

Pertanto, Chiesa di Dio che sei in Fiesole, Corpo Santo del Signore Gesù, Lui il Capo e voi le membra, vi saluto con venerazione.

Avendo conosciuto la vostra fede nel Signore Gesù e l’amore che avete gli uni per gli altri, rendo grazie a Dio col desiderio che Egli illumini il vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, qual è la straordinaria efficacia della sua grazia in voi, che da essa siete incessantemente santificati. Cristo infatti vive in voi, vi purifica dai peccati, sostiene e aumenta il vostro amore, vi conforma piano piano a sé stesso.
Voi avete creduto nel Vangelo che vi è stato annunziato, avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo nel battesimo e nella cresima, Spirito con il quale interagite quotidianamente per crescere in Cristo.
Siete dunque qui convenuti, formando questa assemblea in cui è rappresentata la nostra Chiesa diocesana, segno dell’unità e della comunione che il Signore vuole tra noi. Stasera, qui e adesso, voi costituite un segno per tutta la diocesi, è un regalo che le facciamo perché oggi più che mai abbiamo bisogno di “vedere” la comunione in Cristo.


Quale è il punto, il perché di questo nostro essere qui? È il rinnovamento della nostra Chiesa, secondo quel processo in cui già ci troviamo, che chiamiamo “cammino insieme”, cioè sinodo, e nel quale vogliamo rimanere con perseveranza. Tutte le diocesi in Italia sono chiamate a vivere questo tempo di rinnovamento, questo Kairos, direbbero i teologi, cioè momento opportuno, che viene e non ritorna, di grazia speciale con la quale il Signore ci aiuta e ci incoraggia.
Ecclesia semper reformanda, la Chiesa deve essere sempre riformata, la Comunità cristiana deve continuamente riesaminare sé stessa e rinnovare le proprie strutture e pratiche per restare fedele al comandamento che ha ricevuto dal suo Signore di annunciate il vangelo a ogni creatura (Mc 16,15).
Perché il rinnovamento? E perché è un dovere da prendere sul serio? Il criterio che guida ogni rinnovamento della Chiesa in ogni tempo è racchiuso in una sola domanda, sempre la stessa, che accompagna la Chiesa nella storia: come annunciare efficacemente il vangelo oggi? Se la nostra diocesi smettesse di porsi questa domanda, comincerebbe a ristagnare in forme superflue o inadeguate, adagiandosi sulle proprie comodità, cesserebbe di essere sale e di riflettere la luce di Cristo.
Voi amate la Chiesa, amate il Signore, amate l’umanità. È l’amore che vi spinge al rinnovamento, alla conversione missionaria, ad aderire sempre più profondamente al Signore, obbedendo alla sua Parola. Noi sappiamo di amare veramente il Signore, quando desideriamo con tutto il cuore che sia conosciuto e amato.
Quale è dunque il senso di questo nostro convenire? È rappresentare, appunto, la comunione e l’unità della nostra Chiesa diocesana perché rimanga desta in noi la consapevolezza che la comunione e l’unità, sono il motore fondamentale e necessario del rinnovamento. È condividere un orizzonte comune verso cui camminare insieme, lasciando ad ogni comunità la libertà di essere creativa nell’individuare forme e modi del rinnovamento, avendo come riferimento comune i criteri di fondo a cui ispirarsi. È dotarci del beneficio di poter verificare insieme il cammino fatto per renderci conto della crescita che sta avvenendo. Siamo qui nella comunione in Cristo per condividere una direzione verso cui procedere insieme per crescere nella santità, che vuole dire crescere nell’amore.


Nella convocazione dell’8 febbraio scorso, ci siamo proposti di iniziare il nostro rinnovamento compiendo i primi due passi da fare insieme: valorizzare gli organismi di partecipazione (Consigli Pastorali, Consigli Parrocchiali Affari Economici e Consiglio Presbiterale) e la formazione di tutto il Popolo di Dio. Il lavoro svolto dal nostro Consiglio Pastorale Diocesano e dal nostro Consiglio Presbiterale è stato determinante nell’individuare questi due primi passi da fare. Il CPD, in cui sono rappresentate tutte le nostre comunità e aggregazioni ecclesiali, 94 membri in tutto, nelle sue riunioni si è messo in ascolto dello Spirito secondo il metodo dei gruppi sinodali, dai quali è emerso il sogno di una Chiesa “in uscita” e gioiosa, capace di testimoniare il Vangelo con il sorriso e la coerenza, aperta ai lontani, attenta ai nuovi bisogni della società, senza tradire i capisaldi della dottrina, con il desiderio da parte dei laici non pensarsi più come semplici esecutori, ma come “co-protagonisti” formati, attivi e responsabili nelle decisioni pastorali e nell’annuncio.
Due passi, a cui ne seguiranno altri, per andare dove? Forse è bene indicare subito la meta da raggiungere. Quando si potrà dire che il rinnovamento della nostra Chiesa si è realizzato? Da cosa lo si vede?


Ebbene, la meta da raggiungere, l’opera da realizzare è il discernimento ecclesiale per la missione (Documento Finale del Sinodo universale, 81). “Discernere” significa distinguere ciò che conta davvero da ciò che conta meno, mettendoci in ascolto del Signore e riconoscendo i segni che Egli ci invia per essere la Chiesa che Lui vuole. “Ecclesiale” indica che tale discernimento viene fatto da tutto il Popolo di Dio, il quale è dotato del sensus fidei, il senso della fede, ricevuto nel Battesimo, con il quale è capace di riconoscere con certezza tali segni. “Per la missione” indica ciò che si deve soprattutto cercare: cosa è meglio fare per annunciare il Vangelo? È, infatti, la Comunità cristiana, oggi, il soggetto della missione.
Dunque la meta è di formare comunità cristiane consapevoli dei doni ricevuti nel Battesimo e capaci di decidere insieme cosa fare per annunciare il Vangelo. Voi avete questi doni spirituali ma in generale non ne siete pienamente consapevoli. Se vogliamo rinnovare le nostre Comunità, è indispensabile acquisire tale consapevolezza. Voi siete per il Battesimo protagonisti dell’edificazione della Comunità, avete i numeri per dare forma ad essa, secondo la luce di Cristo. Siete voi che date la forma alla nostra Chiesa diocesana. Il che significa abituarsi a dare un senso preciso a ciò che già facciamo (anche una cena, come è stato osservato nel CPD, può costituire un momento di evangelizzazione, purché sia vivo, in chi la organizza, il senso della missione). Più membri della comunità agiscono con senso missionario, più l’evangelizzazione è incisiva.


“Il discernimento ecclesiale non è una tecnica organizzativa, -recita il Documento conclusivo del Sinodo Universale firmato da Papa Francesco e sostenuto ora da Papa Leone XIV- ma una pratica spirituale da vivere nella fede. Esso richiede libertà interiore, umiltà, preghiera, fiducia reciproca, apertura alla novità e abbandono alla volontà di Dio. Non è mai l’affermazione di un punto di vista personale o di gruppo, né si risolve nella semplice somma di pareri individuali; ciascuno, parlando secondo coscienza, si apre all’ascolto di ciò che altri in coscienza condividono, così da cercare insieme di riconoscere ciò che lo Spirito dice alle Chiese (AP 2,7)… Il discernimento ecclesiale è allo stesso tempo condizione ed espressione privilegiata della sinodalità, in cui si vivono insieme comunione, partecipazione e missione. Quanto più tutti sono ascoltati, tanto più il discernimento è ricco. Per questo è fondamentale promuovere un’ampia partecipazione ai processi di discernimento, con una particolare cura per il coinvolgimento di coloro che si trovano ai margini della comunità cristiana e della società” (DF 82). L’ascolto della Parola di Dio nella preghiera e nella condivisione fraterna, è il punto di partenza del discernimento ecclesiale.
Alla luce del traguardo da raggiungere si comprende l’importanza dei passi che abbiamo deciso di fare.


I Consigli Pastorali Parrocchiali
La loro valorizzazione è uno degli obiettivi proposti per questo anno pastorale.
Nel cap. IV della Lettera Pastorale, intitolata Siamo tutti discepoli missionari! si legge: “Ogni parrocchia cerchi di dotarsi del Consiglio Pastorale, se è piccola si unisca con altre parrocchie e si formi un Consiglio Pastorale Interparrocchiale. Là dove il Consiglio Pastorale c’è già, l’impegno è di rinnovare il modo e lo spirito in cui viene svolto. Esso non è primariamente un gruppo che organizza le iniziative parrocchiali ma un luogo in cui si testimonia, si vive e si coltiva la comunione ecclesiale. Pertanto, anche là dove il Consiglio Pastorale funziona molto bene nell’organizzazione, è necessario che rompa gli schemi abituali per recuperare la centralità della comunione, se vogliamo che la Comunità cristiana diventi sinodale. Essa raggiunge tale obiettivo quando riesce a discernere comunitariamente le scelte da fare per la missione evangelizzatrice. Uno stile che ancora non abbiamo, benché sia presente nei desideri: “il discernimento comunitario non cerca soluzioni a scatola chiusa, proponendo progetti già pronti, ma avvia processi, lasciandosi guidare dall’azione dello Spirito, azione imprevedibile che richiede la fede” (un gruppo sinodale). Il primo segno di cambiamento in senso sinodale, che è anche un mezzo efficace per trasformare la Comunità, è la pratica del metodo della “conversazione nello Spirito” (ora si chiama così), ovvero del gruppo sinodale che già conosciamo. In esso siamo tutti sullo stesso piano, ciascuno può essere strumento dello Spirito che parla a tutti. Senza il faticoso esercizio dell’ascolto, rischiamo di non fare ciò che veramente vuole il Signore e di limitarci all’ organizzazione delle iniziative in calendario. Invito, pertanto, con forza, tutti i Consigli pastorali parrocchiali a iniziare sempre le proprie riunioni con la conversazione nello Spirito. Anche se ciò prenderà molto tempo alla riunione è la cosa più importante da attuare: facendoci ogni volta sperimentare il nostro essere Chiesa, metterà il Consiglio nelle condizioni di risolvere i problemi più agilmente, in breve tempo e in spirito di comunione”(Lettera Pastorale 20b).


Se l’obiettivo finale è di saper discernere comunitariamente come annunciare il vangelo oggi, il Consiglio Pastorale è una scuola, una palestra in cui ci si allena per questo. L’intero Popolo di Dio deve saper ascoltare non un’opinione, non un’idea geniale, ma cosa lo Spirito dice alla Chiesa, e questo si può fare in un clima di preghiera, di ascolto, di fiducia nella grazia del battesimo, nell’ascoltare lo Spirito che parla attraverso i fratelli e le sorelle con i quali condividiamo la nostra esperienza di fede o di ricerca. E lo si fa col metodo del gruppo sinodale.
La formazione rivolta a tutto il Popolo di Dio ha già avuto inizio con il Corso Base, avviando un processo che non deve fermarsi ma ampliarsi sempre di più. La risposta dei fedeli è stata entusiasta confermando la bontà della direzione presa. [“grazie per questo percorso di approfondimento teologico – ci ha scritto una partecipante – ci ha dato l’opportunità di conoscere meglio il volto di Cristo e le varie realtà della Diocesi e di avere un utile, sereno e proficuo confronto, che è arricchimento reciproco e segno di rinnovamento e di speranza!”]


Lo scopo è quella consapevolezza di cui si diceva prima, cioè rendere coscienti tutti i cristiani della eccelsa dignità ricevuta dal sacramento del Battesimo e delle potenzialità ancora inespresse con cui possono arricchire la Comunità. Ciò li renderà sempre più corresponsabili del bene della Comunità e aiuterà a passare da una conduzione monocratica della vita della parrocchia, centrata fortemente sulla figura del parroco, a una forma più partecipata e comunionale, dove lo stesso parroco potrà ricevere un aiuto prezioso nel far fronte alle proprie responsabilità e nel vivere più intensamente il ministero presbiterale (Cf.: DS 65).
Papa Leone, parlando alla sua diocesi, Roma, l’altra settimana si è pronunciato su questo aspetto con queste parole: “il prete non concentra in sé ogni responsabilità. Riconosce i carismi, forma le coscienze, rende possibile la corresponsabilità dei laici: non per mancanza di forze, ma per fedeltà alla natura della Chiesa. Una comunità nella quale tutto dipende dal parroco è una comunità fragile, e presiedere non significa fare tutto. Significa generare comunione, valorizzare le energie degli altri, collegare persone e realtà, custodire l’unità. Il prete, infine, si inserisce e desidera appartenere a una comunità capace di leggere il proprio quartiere, di condividerne le ferite e le speranze, responsabile della vita di tutti, anche di chi non varca la soglia della chiesa. Questa è la forma che la carità assume nella presidenza pastorale, ed è ciò che impedisce a una parrocchia di ripiegarsi nell’autoconservazione” (Discorso alla diocesi di Roma, 18.09.2026).
Per assicurare l’offerta formativa a tutti in modo continuativo per i prossimi (molti) anni, abbiamo creato il Centro di Formazione Diocesano, con sede in Seminario, a Fiesole, con un Direttore e un Segretario dedicati a tempo pieno. Sono già programmati i nuovi corsi per l’anno 2026-2027 a cui tutti sono invitati a partecipare (con lo sconto). È la formazione di tutto il Popolo di Dio, cioè di ogni battezzato.
Una cosa è certa: senza una seria formazione non potrà avvenire il rinnovamento sinodale nella nostra Diocesi.
Questi sono i due principali obiettivi di questo anno pastorale: CP e Formazione.
Questo anno pastorale però accoglie due eventi che per sé stessi introducono altri obiettivi presenti nel programma del rinnovamento sinodale, facendoceli già conoscere e sperimentare in modo che sarà più facile poi svilupparli nel tempo.


La Visita Pastorale, uno dei doveri fondamentali del Vescovo (can. 396 CJC), la inizierò a fine ottobre nel Vicariato del Casentino, cominciando da Pratovecchio e Stia, e proseguendo fino all’estate, considerando che l’inverno non permette ampi movimenti. D’altra parte non c’è fretta e penso di compierla entro 5 anni. Si tratta di un’opera di evangelizzazione: delle Comunità e di chi già crede, perché tutti abbiamo bisogno di essere continuamente evangelizzati, e delle realtà del territorio, comprese quelle dove è meno risuonata la Parola del Vangelo, specialmente quelle più ai margini. Per voi tutti, per ogni battezzato che lo desidera o che si rende disponibile, può essere una opportunità di “allenamento missionario.” Giova, infatti, per la nostra formazione, fare esperienze straordinarie di missione. Cioè: posto che i laici rispondono al mandato del Signore di evangelizzare la terra nel modo loro proprio, ovvero testimoniando la fede là dove vivono e lavorano quotidianamente, sono però di grande aiuto a mantenere vivo in loro lo spirito missionario, le esperienze fuori dall’ordinario Vorrei inviarvi due a due nelle case della parrocchia dove andrò a fare la mia missione, a consegnare nelle mani delle persone il mio invito a partecipare al programma della Visita Pastorale, annunciando il Vangelo col semplice saluto, con il sorriso, con la disponibilità ad ascoltare se c’è bisogno. “I discepoli missionari, (così saranno chiamati gli inviati dal Vescovo), non saranno invadenti ma discreti, non ansiosi di convertire chicchesia, ma lasceranno fare allo Spirito che saprà, eventualmente, creare le occasioni per il kerigma. Essi esprimeranno in ogni caso la premura materna della Chiesa che non si dimentica dei propri figli e figlie, e di nessuno, andando a visitarli nella propria casa” (Lettera Pastorale n. 20d). Chiunque può farlo. Al n. 13 della Lettera Pastorale si legge: “la missione rinvigorisce la fede. Detto, sorridendo, a modo di spot pubblicitario: stai vivendo un momento di crisi di fede? Sei preso dal dubbio? Ti sembra di non avere fede? Ti senti lontano da Dio o dalla Chiesa? Vieni ad evangelizzare! La missione fuga i dubbi, rinvigorisce la fede e l’identità cristiana, dà nuovo entusiasmo e nuove motivazioni! (Cf RM 2). Il fatto è che la fede si rafforza donandola! Non si può aspettare di essere pronti per cominciare ad evangelizzare, è sufficiente partire così come ci troviamo”.


Dunque questo evento sviluppa il tema della missione che è l’asse portante dell’intero cammino sinodale.
L’altro evento presente in questo anno pastorale, che tocca un altro tema fondamentale del rinnovamento sinodale, è la celebrazione dei mille anni della nostra Cattedrale. “Il 6 luglio del prossimo anno, 2027, si aprirà il Giubileo dei mille anni della Cattedrale (1028-2028). Si concluderà il 1°giugno 2028, giorno della sua Dedicazione. Il tema che guiderà le iniziative giubilari sarà “La Parola è vita e comunione”, tratto dalla vicenda del nostro Patrono, San Romolo, che per evangelizzare Fiesole facendovi nascere la Chiesa (della quale la Cattedrale è segno rappresentativo) dette la propria vita nel martirio” (Lettera Pastorale, n. 20e). Il Millenario della nostra Cattedrale esprimerà la nostra gratitudine a coloro che ci hanno trasmesso la fede a prezzo della propria vita come si legge nella lettera agli Ebrei: ricordatevi dei vostri capi che vi hanno annunziato la Parola di Dio (13,7) e ci farà vivere dei bei momenti del nostro essere Chiesa. Dunque va a toccare il grande tema della trasmissione della fede, in particolare il catechismo parrocchiale che vogliamo, in prospettiva, cominciare a riformare.
Infine vogliamo migliorare i canali di comunicazione: “Per camminare insieme è bene essere informati di quanto avviene nella nostra diocesi, delle iniziative che vengono proposte, delle riflessioni che si condividono. Il nostro Ufficio delle Comunicazioni sta approntando un sistema rinnovato che possa essere più facilmente accessibile per tutti” (Lettera Pastorale 20f).


Per poter meglio camminare insieme, ho istituzionalizzato la figura dei Vicari Foranei. Il territorio della nostra diocesi è molto variegato e i nuclei abitativi in esso sparsi hanno ciascuno la propria identità originale e sensibilità differenti, e questa diversità è una ricchezza che ci aiuta a crescere. Per facilitare la comunione di intenti e la comunicazione dalla diocesi al territorio, il Vicario Foraneo funge da coordinatore, da cinghia di trasmissione e di promotore della comunione fra le varie realtà del vicariato. Collabora strettamente col Vescovo nel servizio alle Comunità e ai sacerdoti del vicariato.
La Parola del Vangelo che abbiamo prima ascoltato è la stessa con cui si apre il Documento del Sinodo universale. Maria Maddalena ci rappresenta. La nostra Chiesa diocesana si può immedesimare in lei mentre è china sul sepolcro, assillata da una sola preoccupazione: hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto. Il tenore di vita in cui siamo immersi ogni giorno tende a distrarre dal raccoglimento interiore, toglie il tempo alla preghiera, ci martella con sollecitazioni le più varie al punto che si potrebbe dire che le distrazioni e il poco pregare “hanno portato via il mio Signore”. La Maddalena cerca il posto dove lo hanno messo, il posto dove può ritrovare il suo Signore. Anche noi lo stiamo cercando: è il cammino sinodale che ci fa riscoprire il posto dove si trova il Signore: è la Comunità cristiana, dove ci si aiuta a vicenda, dove ciascuno è importante, dove si respira l’aria del Vangelo e ci si ritrova nel giorno del Signore a cantare le sue lodi, Comunità accogliente sempre pronta ad aprire le braccia all’assetato e all’affamato, di amore.

La Theotokos che qui veneriamo, accompagni il nostro cammino e ci ottenga le grazie necessarie a compierlo come vuole il Signore.

Loppiano, 27 settembre 2026

Il Vescovo



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