8 Luglio 2024 in Omelie del Vescovo

Omelia del Vescovo Stefano per San Romolo

“Voi valete più di molti passeri”                                                           

Vorrei condividere con voi fratelli e sorelle questo sguardo di Dio sula Chiesa e sull’umanità.

“Voi valete più di molti passeri” è detto di ogni essere umano, vivente su questa terra dove noi siamo, di qualunque razza, popolo, nazione, religione.

Cosa vede il Signore?

Santa Caterina da Siena ci aiuta: “ho conosciuto – perché Tu, Trinità eterna, me ne hai data l’intelligenza quando mi hai ricreata nel Sangue del Figlio tuo – che Tu sei innamorato della bellezza della tua creatura” (Dialogo della Divina Provvidenza).

Dio vede in noi qualcosa che noi non vediamo e che difficilmente arriviamo ad intuire. Ne è prova il mistero dell’Ascensione di nostro Signore: avendo assunto la natura umana per compiere la nostra redenzione, una volta compiuta poteva spogliarsi di essa, invece l’ha assunta per sempre. “Nacque dalla Vergine Maria – recita il Concilio di Efeso- il santo corpo a cui il Verbo eterno è unito sostanzialmente”; così Gesù è inscindibilmente vero Dio e vero uomo collocato nella Trinità. La conseguenza è che adesso la nostra natura umana si trova nel cuore della SS Trinità per sempre, e questo ha una conseguenza per noi: se la natura umana fa parte, in Cristo, della Trinità, il nostro destino è di raggiungere il cuore della Trinità.   Questo intendeva Gesù quando disse ai suoi apostoli “vado a prepararvi un posto…perché dove sono io siate anche voi” (Gv 14,2-3). 

Il salmo 8 ci offre le parole adatte a commentare questo mistero: “Che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi e il figlio dell’uomo perché te ne curi?”  E santa Caterina di nuovo: “Quale fu la ragione vera per la quale l’uomo fu da te collocato in così grande dignità? La ragione è l’amore inestimabile col quale in te stesso hai guardato alla tua creatura e te ne sei innamorato”. 

Questo tesoro di incalcolabile valore, l’umanità che vive sulla terra, il Signore l’ha affidata alla sua Chiesa quando le ha dato l’ultimo comandamento prima di salire al cielo: “Andate in tutto il mondo e annunciate il Vangelo ad ogni creatura”. E la misura della dignità di ogni essere umano è data dall’infaticabile opera missionaria della Chiesa: i missionari hanno attraversato deserti, foreste, rischiato la vita, affrontato grandi pericoli e disagi per di annunciare il Verbo fatto carne, Crocifisso e Risorto per la salvezza di ogni essere umano. Anche quelli che venivano chiamati “selvaggi” hanno meritato le fatiche missionarie, perché tutti ugualmente fatti ad immagine di Dio. Di questa testimonianza del valore incommensurabile di ogni persona umana il nostro tempo ha urgente bisogno (Basti ricordare Satnam Singh il bracciante indiano lasciato morire dissanguato).

Per essere sempre all’altezza, per quanto ci è concesso, di questo meraviglioso mandato, la Chiesa continuamente si interroga e si rinnova. È questo il senso del Sinodo che è in corso, prossimo alla seconda e conclusiva sessione, nell’ottobre prossimo. Il cammino sinodale iniziato il 9 ottobre 2021 ha posto al centro la Chiesa: ne vuole contemplare il mistero che essa è per prendersene cura in vista di una nuova evangelizzazione.  Questo Sinodo è la Chiesa che riflette su sé stessa per essere più missionaria. La nostra diocesi ha partecipato con entusiasmo a questo cammino offrendo anch’essa il proprio contributo. Per questo mi è sembrato opportuno indirizzare alla nostra Chiesa fiesolana una lettera pastorale che faccia memoria del cammino fatto sino ad ora e di quanto vissuto, per guardare al cammino da fare. La lettera fa riferimento a quanto abbiamo condiviso nei gruppi sinodali, nelle riunioni diocesane come anche dalle mie visite alle parrocchie e alle altre realtà ecclesiali, e dall’ascolto del territorio. Il tema è la Chiesa. In un gruppo sinodale a un cero punto è stato detto che questo è il tempo di rinnovare la nostra fiducia nella Chiesa. Sì questo è davvero il tempo di amarla con tutto il nostro cuore.  È il momento di approfondire la nostra consapevolezza di essere Chiesa e di aumentare la nostra gioia di appartenere a una così meravigliosa realtà per amarla e farla amare. Ciò non significa chiudersi in noi stessi, tutt’altro: è un incentivare la nostra azione missionaria. Quando si è malati, infatti, non si esce di casa. Solo una Chiesa sana potrà essere una Chiesa in uscita per annunciare a tutti la buona notizia del Signore Risorto. Dobbiamo aver cura delle nostre comunità perché godano di buona salute per essere capaci di attirare a Cristo Gesù. Questo è il programma del prossimo anno pastorale: prendersi cura della nostra comunità e diventare sempre più missionari. 

Ciò significa “vivere le relazioni in modo più profondo, superando i personalismi e i protagonismi e imparando ad essere umili, a sentirsi uniti, a fondare il rapporto con gli altri sulla fede e sulla grazia. A fronte di una deriva individualista crescente, “l’atteggiamento di dialogo e la cura per le relazioni è una vera testimonianza evangelica”.   

Significa “accogliere gli altri nella comunità con un atteggiamento di semplicità, senza pregiudizi. È necessario confrontarsi per costruire forme di ascolto e di dialogo fra persone, gruppi, associazioni e movimenti. I rapporti personali e la loro cura sono senza dubbio alla base della ricostruzione della comunità. Occorre però essere consapevoli che questa operazione richiede tempo da donare all’altro. Dobbiamo allargare la nostra capacità di ascolto e accoglienza a tutte le persone che vivono nel nostro territorio, cercando di capire i bisogni” collaborare con le amministrazioni creando alleanze per il bene comune.

Il metodo del Gruppo Sinodale serve magnificamente a tutto questo: bisogna sia inserito nei programmi pastorali e nel vivere ordinario delle parrocchie.

Crescere nella corresponsabilità nella vita della Chiesa. La corresponsabilità è più di una semplice, se pur preziosa, collaborazione. Si è corresponsabili quando si ha talmente a cuore la vita della nostra comunità cristiana, da mettersi in movimento per servirla ancor prima che ci sia richiesto. “La corresponsabilità ci spinge ad uscire dalla nostra comfort zone per facilitare i rapporti con gli altri e poter costruire percorsi di pace a tutti i livelli”

La formazione dei laici, dei presbiteri e dei religiosi è fondamentale, la nostra commissione teologica diocesana sta approntando vari tipi di corsi adatti a tutti.

La domenica rimane il centro della vita della comunità: occorre mettere la più grande cura nel celebrarla.

 Il Giubileo sarà indetto il 24 dicembre a Roma da papa Francesco e il 29 dicembre in diocesi: sarà un cammino di comunione e di grazie per tutti “pellegrini della speranza”.

Vescovo Stefano



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