La liturgia è vita: Non un «nuovo messale», ma un’occasione favorevole

liturgia1Si è aperta martedì 7 gennaio, con la relazione di don Franco Magnani, direttore dell’Ufficio liturgico della Cei, la quarantesima settimana diocesana di aggiornamento teologico, a Loppiano.

«Questa nuova edizione del messale è offerta al popolo di Dio in una stagione di approfondimento della riforma iniziata dal concilio Vaticano II. Come ha ricordato papa Francesco, oggi è necessario continuare in questo lavoro di approfondimento»: è con queste parole che i nostri Vescovi offrono a tutti i membri delle comunità cristiane che sono in Italia la terza edizione italiana del Messale romano, puntualizzando, fin dall’inizio, che si tratta, appunto, di un “approfondimento”. La direzione indicata e avviata dal Concilio è corretta e non c’è che seguirla e, appunto, svilupparla, liberandoci dalle non poche letture fuorvianti che, per molti aspetti, hanno ritardato la piena realizzazione del progetto conciliare.

liturgia2E c’è un elemento significativo – e solo apparentemente “tecnico” – che don Franco ha condiviso con i presenti, numerosi e molto attenti, relativo al motu proprio Magnum principium con il quale papa Francesco ha corretto, nel 2017, la prospettiva del documento precedente, Liturgiam Authenticam, del 2001, che imponeva una traduzione molto letterale sia della Bibbia che dei testi liturgici e sottoponeva ogni lavoro delle Conferenze episcopali locali alla revisione puntuale della Santa Sede: papa Francesco ha dato una prospettiva nuova e più affidata alle Chiese locali, ed è in questa logica che tutto è stato un po’ ripensato, tornando, di fatto, alla prospettiva conciliare. 

Un lavoro profondamente accurato, quello della nuova edizione del Messale, che ha fatto sintesi di tante indicazioni giunte in questi anni, precisazioni specificamente liturgiche, bibliche, storiche, pastorali, con la continua sottolineatura da parte di don Franco che il Messale non è un libro, ma una “guida”, traccia di un’azione da realizzare e che chiede, proprio per questo, l’interpretazione e la sapiente attuazione da parte di coloro che lo utilizzano. 

Stimolando la curiosità dei presenti, soprattutto dei presbiteri, don Franco ha poi illustrato alcune delle novità e delle scelte della nuova edizione che, ha auspicato, aiuteranno le nostre celebrazioni a favorire quella partecipazione attiva tanto ribadita dal Concilio: un vero e proprio “cantiere”, quello del Messale romano, che – è il messaggio che si può leggere in controluce – non si chiuderà con la pubblicazione della terza edizione italiana, ma proseguirà e richiederà, in particolare, un grande impegno di tipo formativo e catechetico. Un kairos, un’occasione propizia – proprio come state facendo qui a Fiesole in questa settimana e non solo, ha ribadito don Franco – per riaprire e approfondire la riflessione sulla liturgia: anche l’opportunità di ripensare e risvegliare i ministeri, non ultimo quello dell’accoglienza. 

Un Messale per una Chiesa in uscita: si sbaglierebbe a contrapporre missione e celebrazione, come anche papa Francesco ricorda continuamente. Ogni slancio nasce dalla memoria grata del dono di Dio, esperienza che si vive proprio nell’Eucaristia. In effetti, non si celebra in vista della grazia, ma il celebrare stesso è una grazia. E questa è una realtà che, soprattutto noi occidentali, dobbiamo recuperare: troppo spesso, infatti, pensiamo che il rito sia solo strumentale e che sia efficace solo nella misura in cui lo si realizza “bene”. Il rito è ben più che non solo una questione formale ed esteriore: esso realizza ciò che esprime e dobbiamo imparare a viverlo con verità e amore. È lo stesso papa Francesco che ci invita a riscoprire il valore della liturgia per l’evangelizzazione, una liturgia bella e attraente! 

Don Franco ha infine sottolineato che non è veramente corretta e feconda l’idea di “animare” la liturgia, come se fosse un cadavere, appunto, da rianimare volta per volta con inserzioni sempre nuove ed estemporanee. Più coerente ed efficace, invece, è aiutare a riscoprire la liturgia come forma di vita della comunità. Non è forse anche questo uno dei motivi all’origine della disaffezione nei confronti della liturgia che oggi sperimentiamo, si è infine chiesto don Franco? Non c’è dubbio che se nella liturgia non si riflette altro che la crisi di fede attuale, è vero anche che la crisi di fede è frutto di una crisi della liturgia. Se la liturgia è accogliente, essa ci invita a non valorizzare solo l’aspetto cognitivo o verbale, ma tutti i linguaggi della celebrazione. Di fatto, la nuova edizione del Messale non punta ad altro che a questo: dare qualità alle nostre celebrazioni, anche nel loro spessore estetico.

don Alessandro Andreini

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