Il sacro: dimensione dell'uomo (sintesi dell'intervento di Vittorino Andreoli)

Nei giorni del 24 e 25 settembre si sono tenuti alla Pieve di San Pietro a Cascia due interessanti interventi, patrocinati dal comune di Reggello,  dello psochiatra e scrittore Vittorino Andreoli sul tema del sacro. A motivo del tema e dell'altisismo livello del relatore, riportiamo di seguito una sintesi dei due momenti:

“Amo l'Uomo anche quando compie cose inaccettabili. Nella follia, nel carcere, nel male ho sempre cercato e trovato l'Uomo”.

Così ha esordito Vittorio Andreoli nella prima delle due conferenze alla pieve di Cascia del 24 e 25 settembre dedicate al Sacro, come dimensione essenziale dell'Uomo.
Anzi ha sottolineato che si tratta di una caratteristica biologica insita nella mente. Nella mente che, oltre a realtà spiegabili razionalmente secondo il principio di causa-effetto, ne scontiene altre che sfuggono alla ragione, un sentire diverso che possiamo definire il Mistero.

Mistero il sorgere della Vita, che dal nulla porta all'essere, all' esserci. Perchè dal nulla è arrivato l'essere? Una domanda a cui la scienza risponde spiegando che due cellule si incontrano, si impiantano dell'utero e lì si sviluppa la nuova vita, ma il perchè profondo resta comunque un Mistero insondabile.
Come anche la Morte che è definibile dalla medicina quando l'elettroencefalogramma risulta piatto, ma che resta comunque incomprensibile. Lo stesso vale per il Dolore inevitabile, quello che non riusciamo a capire, e che ci lascia impotenti e ci fa scoprire il limite. WARUM-PERCHE' E' la domanda che Andreoli fa risuonare nella pieve gremita di ascoltatori attenti e rapiti dalla sua affabulazione.

“E' qui, dentro il Mistero che si colloca il Sacro”

afferma il professore e spiega che il termine sacerdote significa colui che fa il Sacro. Il Sacro che non si spiega, ma si percepisce e si fa.
Cita l'antropologo Rudolf Otto che definisce il Sacro una categoria della mente, alla maniera di Kant, per cui il Sacro è una funzione del cervello, è dentro l'uomo ed è un suo bisogno.
Il tema del bisogno è fondamentale e tra i bisogni dell'uomo c'è quello del Sacro, che appartiene a tutti.

“Ma oggi riusciamo a vederlo questo Sacro? Lo vediamo davvero? Lo possiamo analizzare? Lo sappiamo percepire? “

Andreoli ne avverte l'assenza nella moderna civiltà occidentale iper-razionale e apre una parentesi appassionata sulla violenza contro le donne dicendo che non è possibile giungere al rispetto della Donna se non cogliamo la grandezza del Dare la Vita. La Maternità è qualcosa di Sacro, l'attesa della nascita è sacra e la violenza contro la donna e contro un bambino è da disumani.Significa non percepire il Mistero.
Anche il Mistero della Morte si mutua nel bisogno di pensare che uno viva ancora, perchè la Morte è inaccettabile. L'antropologia rileva come le grandi civiltà antiche siano nate da un funerale, cioè dal pensare vivo colui che è morto, e questo è il Sacro. La Morte è assurda per la ragione e termine antitetico alla Morte è qualcosa di altrettanto Sacro, l'Amore, che potremmo definire mancanza di Morte (A-More, con l'a privativo e la caduta della t.)
L'Amore che si mette in comune col passaggio dall'IO al NOI attraverso l'Incontro (stare faccia a faccia, lo specchiarsi) e la Relazione, il legame che mette insieme due fragilità, in cui è insito il senso del limite di non poter stare da soli.

Viene prospettato da Andreoli un UMANESIMO della fragilità, che ha come elemento essenziale il senso del limite per cui ognuno ha bisogno dell'altro per costituire insieme una forza. Nella fragilità umana percepiamo il Sacro, c'è il Sacro. E qui il professore non ha mancato di citare i “suoi matti” , la follia che è molto umana e la terribilità della depressione, nella qualeil malato ssi ente in colpa di non poter dare all'altro ciò che gli vorrebbe dare.

Nel secondo appuntamento del 25 settembte Andreoli ha affrontato il passaggio dal sacro al Religioso. Il Religioso, la religiosità è il tentativo di rispondere alle domande del Sacro. Secondo Rudolf Otto la religiosità è una realtà esterna al soggetto la quale dà risposte che la ragione non può dare. Ma come si giunge al Trascendente?
La partenza è nei bisogni dell'Uomo, per cui l'Uomo desidererebbe essere diverso da come egli è. Freud distingue L'IO ATTUALE dall'IO IDEALE . L'Uomo percepisce l'Io Attuale e innesca un processo di trasformazione che possa giungere a quello Ideale, la molla è il desiderio, immaginarsi domani diversi da oggi. Il futuro è il luogo dei desideri. Sant'Anselmo aveva già anticipato questo bisogno di migliorarsi, affermando che dentro l'Uomo l'Immaginazione va sempre avanti nel bisogno di migliorarsi, ma questo processo ascensionale porta ad accorgersi dell'impossibilità reale di ulteriori passaggi se non arrivando al Trascendente. Il Trascendente è quindi una necessità dell'Uomo, un desiderio di qualcosa che non è più accessibile e questo desiderio appartiene ad ogni uomo, al più umile fra gli uomini. Così si arriva a Dio, a immaginare realtà che sono oltre l'uomo.
Il Religioso porta a credere che l'Uomo abbia un senso al di fuori della sua esistenza. Perchè credo? Tertulliano rispondeva “Credo quia absurdum”, “Credo perchè è assurdo”, non vi sono spiegazioni razionali al credere bensì l'atto di affidarsi. La Religio è il legame tra l'Uomo e il Trascendente, la bellezza del Trascendente è vedere quello che c'è oltre. Andreoli è particolarmente affascinato dalla vita religiosa, da uomini e donne che dedicano se stessi e tutta la loro vita al Trascendente, ma non ama coloro che posseggono Dio come fosse di loro proprietà. Elenca una trilogia di situazioni riguardo al credere : i credenti, coloro che hanno avuto esperienza di Dio; i non credenti, che questa esperienza non l'hanno avuta e che, se l'avessero, sarebbero credenti; gli atei, che ritengono illusi coloro che credono o cercano Dio.

Da non credente Andreoli ritiene comunque che sia bello e importante cercare e afferma la sua fede nell'Uomo, nel credere nell'Uomo perchè possa comportarsi umanamente. A questo proposito ha ricordato un suo testo giovanile dal titolo “Il Gesù di tutti”, che è di tutti proprio perchè Uomo, un grande Uomo, che, se Dio esistesse, dice convinto il professore ( lasciando trasparire ancora un'autentica ammirazione per coloro che ne hanno fatto esperienza), avrebbe tutti i carismi per essere Dio.

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