Mons. Giovanni Nerbini Vescovo

ordinazione nerbini a fiesole 3Domenica 30 giugno nella cattedrale di San Romolo a Fiesole è stato ordinato vescovo mons. Giovanni Nerbini. La celebrazione è stata presieduta dal card. Giuseppe Betori. Oltre al clero ed al laicato fiesolano era presente una nutrita delegazione proveniente dalla diocesi di Prato per festeggiare ed accompagnare nella preghiera l'ordinazione del pastore che il papa ha designato per loro lo scorso 15 maggio. Ai lati del cardinale, insieme al Vescovo Mario, i due predecessori del Vescovo Giovanni: mons. Franco Agostinelli e Mons. Gastone Simoni, fiesolano anche lui.

 

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Dall'omelia del card. Betori:
L’intera vita di fede va compresa nell’orizzonte di un rapporto dialogico tra Dio e ciascuno di noi, in cui l’iniziativa è sempre di Dio, che ci chiama a un legame con lui che si riflette poi nelle nostre relazioni con gli altri. Questo vale ancor più nella chiamata a un ministero, dove il legame a Cristo fino alla conformazione a lui costituisce il presupposto del dono di sé per il bene dei fratelli. Vale per ogni ministero e quindi a maggior ragione per la pienezza del ministero ordinato, l’episcopato. Lontano da noi l’immagine dell’episcopato come un avanzamento di grado, un riconoscimento dato a chi ha svolto lodevolmente il servizio come prete, o un livello di maggiore responsabilità all’interno di una gerarchia di funzioni in una catena di comando per il buon funzionamento di un sistema. [...]
Se l’episcopato è una chiamata a cui si risponde, è importante definire le condizioni della risposta. Limitandoci a quelle richiamate nei testi biblici oggi proclamati, colpisce anzitutto l’appello alla consapevolezza che Elia rivolge a Eliseo – «sai quello che ho fatto per te» (1Re 19,20) –, perché il distacco che viene chiesto ad Eliseo in vista della missione che dovrà assumere sia vissuto nella piena coscienza della trasformazione che il passaggio esige: da coltivatore della terra a cultore, per i fratelli, della parola di Dio nel tempo. C’è una conversione che è richiesta al vescovo, e che deve attraversare tutta la sua vita, quella per cui egli deve conformarsi a Cristo e, in specie, a Cristo pastore di un gregge dai confini mai chiusi, perché ci sono sempre pecore che non provengono dal recinto e anche di quelle il pastore deve prendersi cura, perché divengano «un solo gregge, un solo pastore» (Gv 10, 16).

Le prime parole del Vescovo Giovanni:
"Nella preghiera del mio ritiro ho passato in rassegna più e più volte la mia vita ritrovando episodi e volti quasi dimenticati, e in tante occsioni è sgorgato il grazie riconoscente per quello che ho ricevuto. il dono della vita, il dono di essere stato fatto cristiano, il dono della mia famiglia, dei miei genitori, le straordinarie esperienze fatte in parrocchia ancora adolescente e gli amici e i compagni di viaggio di quel momento. Ho detto grazie per le persone che ho incontrato, soprattutto sacerdoti che hanno lasciato tracce profonde della loro esistenza. Come non ricordare la lunga avventura, lunga mezzo secolo, con l'Opera La Pira con le sue affascinanti esperienze che hanno contribuito non poco alla mia vocazione presbiterale, e gli incontri determinanti con uomini e donne fuori del comune, a cominciare dal santo La Pira. Poi l'avventura di insegnante elementare così potente da segnarmi nella mia struttura di pensiero e di linguaggio. [...].
E ancora la mia esperienza ecclesiale di prete e parroco: Matassino, Caldine, Pian del Mugnone, Pelago, Diacceto, Rignano, S. Clemente, Sociano, Palazzolo, accanto a uomini e donne semplici e straordinari, come lo è ogni creatura, nella condivisione profonda  di gioie e dolori, quelli che la vita semina generosamente nel giardino di tutti.
In questi anni ancora esperienze bellissime con i ragazzi, anche cresciuti come gli adultissimi, nell'AC, negli Scout, in Notte di note. Ho ringraziato e ringrazio tutta la mia diocesi di provenienza, il Vescovo, il Seminario, la parrocchia della Cattedrale, e quanti si sono spesi generosamente per preparare questa festa e mi sono stati particolarmente vicini. 

Solo un ultimo pensiero, in questi anni si è imposta alla mia attezione la frase di un salmo che poi ho scelto di pregare ogni mattina. E' il Salmo 43 (44): poiché non con la spada, infatti,  conquistarono la terra, né fu il loro braccio a salvarli, ma la tua destra e il tuo braccio e la luce de tuo volto, poiché tu li amavi. E' evidentissimo il contesto dell'Esodo e specificatamente l'ingresso nella terra promssa. Il salmista spiegava bene, perché non si equivocasse, di chi erano i meriti della terra e della salvezza. 

In questi giorni di silenzio e di preghiera questa frase ha assunto un significato particolare e mi è stata di grande consolazione. Ho compreso sostanzialmente che sono due gli elementi essenziali nell'intreccio della mia esistenza: i miei errori, i peccati, i limiti, i fallimenti, e poi la grazia di Dio. Quest'ultima mi ha rialzato quando sono caduto, mi ha rimesso in via quando avevo deviato, ha aperto porte nuove quando non c'erano passi ulteriori da compiere. La grazia di Dio ha illuminato i giorni bui ed anche la sofferenza e la morte si sono illuminate, per essa, di speranza.

E' per questo che oggigiorno, nel quale mi sento sospeso fra cielo e terra, guardo avanti verso la nuova diocesi di Prato con fiducia assoluta proprio in quell'amore di Dio che non mi è mai mancato e a cui riconosco quel briciolo di bene che posso aver compiuto. Guardo avanti a voi fratelli e sorelle che il Signore mi ha affidato e mi ripeto le parole che madre Teresa di Calcutta si sentì rivolgere il giorno in cui lasciò la sua terra e la sua famiglia proprio dalla sua amatissima mamma: "metti la tua mano nella mano di Gesù e seguilo ovunque ti conduca". Grazie e a presto.

Diocesi di Fiesole

P.tta della Cattedrale, 1
50014 Fiesole (FI)
tel e fax: (+39) 055 59242
C.F: 94004010487

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