L'indulgenza nel tempo del Coronavirus

Che cosa è, come riceverla

Un decreto della Penitenzieria apostolica pubblicato venerdì 20 marzo 2020 stabilisce le regole per l'indulgenza per i malati affetti da Coronavirus e per chi li assiste. Con una nota che accompagna il Decreto, la Penitenzieria inoltre stabilisce che nell’attuale contingenza, per “la gravità delle attuali circostanze” e “soprattutto nei luoghi maggiormente interessati dal contagio pandemico e fino a quando il fenomeno non rientrerà”, ricorre la possibilità di impartire “l’assoluzione collettiva”, cioè “a più fedeli insieme”, “senza la previa confessione individuale”. Fermo restando che deve essere il vescovo diocesano a specificare l’applicazione di questa modalità straordinaria di celebrare il sacramento della penitenza che è possibile utilizzare in caso di “imminente pericolo di morte” oppure, appunto, “per grave necessità”. Diffondiamo a tal proposito un videomessaggio del Vescovo Mario sull'argomento.

 

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Per meglio comprendere che cosa sia l’indulgenza, forse può servire un piccolo riferimento di vita domestica. Mi può succedere di sbagliare qualcosa e magari di offenderti. Può succedere in famiglia, tra parenti o amici, con chiunque. Non è bene, ma può succedere. Ascoltando il Vangelo sorge il desiderio della riconciliazione. Allora faccio il primo passo e chiedo perdono. Tu mi perdoni e il tuo perdono è immediato. Riprendiamo con gioia il nostro cammino nella vita. Io però sento in me la coscienza del mio errore e sento la generosità del tuo perdono. Desidero allora fare per te qualcosa di bello, di buono, desidero contribuire al mio riscatto e mostrare così ancora meglio il pentimento per il mio errore e l’apprezzamento per il tuo perdono. Se altri parenti o amici, testimoni del mio errore, mi aiutano con le loro parole e con i loro positivi interventi a sentirmi e ad essere veramente rinnovato e a consolidare sempre meglio il buon rapporto con te, allora mi sento sicuro e sereno.

Qualcosa del genere avviene con l’indulgenza, quando la Chiesa investe per noi il suo tesoro spirituale. Noi chiediamo perdono a Dio e Dio è ricco di misericordia. Con il sacramento della Confessione, mediante il ministero della Chiesa, abbiamo il segno vivo ed efficace del suo perdono. Noi però sentiamo il desiderio di contribuire al gratuito perdono di Dio con la nostra preghiera e con le buone opere che il Signore stesso ci concede di compiere. La Chiesa intera prende parte al compimento di questo mio desiderio profondo e unisce alle mie preghiere la preghiera di Gesù, quella di Maria sua madre e di tutti i santi del cielo e della terra. Testimoni del mio peccato, i santi sono anche amici fedeli nel mio cammino di rinnovamento. Questa ricchezza spirituale infinita è  il tesoro che la Chiesa mette a mia disposizione perché io ne possa beneficiare pienamente. Questo tesoro spirituale è l’indulgenza, che in varie e numerose circostanze di festa o di lutto la Chiesa dispone per noi. Io stesso, inoltre, come membro vivo della Chiesa, posso lasciarmi coinvolgere e contribuire a questo tesoro spirituale pregando e chiedendo l’indulgenza per altre persone, vive o defunte.  [Spesso, soprattutto in passato, i decreti ufficiali per l’indulgenza hanno usato un linguaggio molto giuridico, ma in buona sostanza è questa la realtà meravigliosa che dischiudono]. In questa prospettiva si deve intendere anche la possibilità, donata da Dio, di una purificazione anche dopo la morte per chi non ne beneficiato pienamente durante la vita terrena. [Il “purgatorio” non è mai stato inteso come “luogo di vendetta”, ma come desiderio e purificazione per una beatitudine piena].

Sono molte e continue le occasioni ordinarie in cui la Chiesa apre il tesoro spirituale dell’indulgenza. Ci sono poi alcune occasioni straordinarie. Una è quella che stiamo vivendo adesso a causa del corona-virus, affinché “tutti coloro che soffrono possano riscoprire proprio nel mistero di questo patire «la stessa sofferenza redentrice di Cristo»”.

 

A chi è concessa l’indulgenza plenaria in questa dolorosa circostanza?

1.      Innanzitutto l’indulgenza è concessa ai malati, agli operatori sanitari,  ai familiari e a quanti, sull’esempio del Buon Samaritano, esponendosi al rischio di contagio, si adoperano per assisterli. 

2.      L’indulgenza è concessa inoltre a tutti i fedeli che, non potendo uscire di casa si uniscono spiritualmente attraverso i mezzi di comunicazione alla celebrazione della Santa Messa, o alla preghiera del Santo Rosario, o alla Via Crucis o ad altre forme di devozione, o che almeno dicono il Credo, il Padre Nostro e una preghiera alla Madonna, offrendo a Dio in spirito di fede la condizione in cui si trovano. 

3.      A tutti è chiesto il pentimento sincero di tutti i propri peccati e l’impegno, appena sarà possibile, di accostarsi alla confessione sacramentale e alla santa comunione eucaristica, pregando per le intenzioni del Santo Padre.


Fiesole, 24 marzo 2020

+ Mario, Vescovo

Diocesi di Fiesole

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50014 Fiesole (FI)
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