Omelia del vescovo Mario per la Festa di San Romolo pronunciata il venerdì 06 luglio nella Cattedrale di Fiesole

Stemma Vescovo Meini

Venerdì 06 luglio 2018
Solennità di s. Romolo
Fiesole - cattedrale

Ringraziamo il Signore che ancora una volta ci ha riuniti insieme per la solennità di S. Romolo.
Abbiamo voluto dedicare la preghiera del Vespro soprattutto come intercessione per papa Francesco e per i patriarchi d’oriente che domani si incontreranno a Bari: il loro dialogo e la loro preghiera comune possa costituire un ulteriore passo avanti nella via dell’unità e della collaborazione fra le diverse confessioni cristiane.
Ora, in questa celebrazione eucaristica, poniamo la nostra attenzione ad accogliere e a far fruttificare in noi l’eredità spirituale che il nostro patrono ci ha lasciato.

S. Romolo ha portato a Fiesole la luce del Vangelo.
Il Vangelo è luce. La luce è la stessa per tutti, raggiunge delicatamente ciascuno e permette a tutti personalmente di vedere. Ciascuno vede con i propri occhi quello che è sotto gli occhi di tutti, ma ciascuno osserva quello che desidera e trascura ciò che di fatto vuole trascurare.
Il vangelo di Gesù, portato a Fiesole da Romolo è il medesimo per tutti. Ascoltando quella Parola ciascuno si sofferma a vedere ciò che vuol vedere e trascura ciò che vuole trascurare. Ognuno ha la propria responsabilità davanti a Dio.

Una prima considerazione pongo a me come cristiano e riguarda la mia effettiva, intima adesione di fede.
Ho accolto la luce del Vangelo? Sono cristiano? Sono un credente? La risposta non è scontata. Faccio una piccola riprova, fra le molte possibili: quanta cura dedico a giustificare il mio operato, a dirmi che io ragione, a convincermi che io capisco tutto e magari gli altri non capiscono, a sentirmi capace di fare quello che gli altri non sanno fare, a coltivare la mia immagine salvaguardandola per quello che è… Quanto tempo, invece, dedico a ripetere: “Mio Dio rischiara le mie tenebre”, perché “nella tua luce, Signore, vediamo la luce”? Forse mi illudo e rimango nelle tenebre perché non voglio ammettere a me stesso che anch’io, come tutti, “con la mia ragione servo la legge di Dio, ma con la mia carne la legge del peccato” (Rm 7, 25). Anch’io ho bisogno di essere liberato, rinnovato. Non mi posso vantare di nulla (cfr. Gal 6, 13-14; Rm 3,27), ho solo da ringraziare il Signore per la sua misericordia (cfr. Rm 7, 25).
Se ho questo sentimento di umiltà e questa gratitudine per la misericordia di Dio, allora son cristiano. Gesù, infatti, si presentava a tutti chiedendo: “Convertitevi e credete al vangelo”. Si presentavano così gli apostoli, si presentò così S. Romolo ai fiesolani. Oggi, nel giorno della sua festa, chiede anche a me questo cambiamento e questa fede. Se non ho questa disponibilità d’animo, la festa di oggi per me resta una futile parata e il mio cristianesimo è solo “gnosi”, come ci avverte papa Francesco nell’Esortazione Gaudete et exultate.
Auguro a me stesso e a voi che stasera, tornando a casa, possiamo sentirci rinnovati, possiamo essere pronti a buttare via la nostra maschera e a lasciare che rifulga in noi la luce del vangelo di Cristo.

Una seconda considerazione pongo a me come cristiano nel relazionarmi agli altri.
Il vangelo è luce: non si impone, si diffonde.
Ci lamentiamo a volte perché la società contemporanea è refrattaria al vangelo. Chiediamoci piuttosto se noi siamo veramente luminosi nel riflettere la luce di Cristo. Senza pretendere che gli altri si convertano, dobbiamo noi ogni giorno dare una valida testimonianza di esserci effettivamente convertiti al vangelo. Traspare questa conversione dalle nostre opere e dai nostri discorsi? Se ne rende conto chi ci vive accanto, nelle famiglie, nelle parrocchie, nelle comunità religiose, nei gruppi? Chi ci vede e ci ascolta, riceve da noi il messaggio puro del vangelo, o riceve una contro-testimonianza? Siamo veramente credibili e gioiosamente entusiasti?
Questo vale anche nei confronti dei migranti e di tutti coloro che vengono da altri paesi. Molti sono cristiani (cattolici, ortodossi, evangelici) e assistono i nostri anziani nelle case, o lavorano nelle terre e nei boschi di questo territorio; alcuni sono eredi delle dittature comuniste; altri vengono dalle violenze che distruggono il medio oriente o dalle lotte tribali e dagli sfruttamenti che insanguinano l’Africa… Trovano in noi la luce del vangelo o le tenebre del paganesimo? Come li aiutiamo a vedere il bene, il bello della vita, nella luce di Cristo?

Una terza considerazione pongo a me come cristiano in questo anno 2018. Oggi, come sempre, è in atto una propaganda che ci vuol far vedere le cose come altri vogliono che si vedano. Se siamo cristiani, la nostra luce vera, quella chi illumina ogni uomo, è Gesù con il suo vangelo. Non altri. Non ci possiamo lasciar trascinare da chi urla più forte, anche se non ha nulla a spartire col vangelo. S. Romolo non si è lasciato abbindolare, è rimasto fedele.
Anche a questo riguardo prendiamo un esempio: noi professiamo un solo Dio, Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti (cfr. Ef 4, e il Credo che professiamo ogni domenica). Se Dio è Padre di tutti, noi siamo tutti fratelli e il mondo intero è una casa comune. In casa ci vogliono delle regole, come in ciascuna delle nostre famiglie, ma sono regole per vivere bene insieme, per includere, non per mettere fuori casa. Uno dei grandi limiti della modernità è stato quello di aver posto l’enfasi sull’io, lasciando di fatto in ombra il noi. Ma nessun io è il padrone del mondo e il mondo non gira intorno a me. (Si può dire altrettanto quando si parla di noi, ma in modo ristretto e circoscritto). Un solo Dio, Padre di tutti… questo è il vangelo. Quanto più ci si lascia illuminare dal vangelo, tanto più il cuore si dilata: il senso cristiano di una comunità ha la sua misura nella capacità di amore e nella solidarietà col prossimo.

Analogamente si potrebbe dire sull’accoglienza della vita in ogni suo aspetto, con riferimento al vangelo della creazione e della provvidenza. Facciamo onore a S. Romolo, custodendo vivo il Vangelo che egli ci ha portato. Restiamo saldi nella fede, cerchiamo di riflettere sempre la luce di Cristo per essere come astri nel mondo (cfr. Fil 2, 15), perché “coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre” (Dn 12, 3).

Questo ci conceda il Signore nella sua misericordia.

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