Omelia del vescovo Mario per la Festa di San Romolo pronunciata il giovedì 05 luglio nella Collegiata di Figline

Stemma Vescovo Meini

Giovedì 05 luglio 2018
Solennità di s. Romolo
Patrono del Comune di Figline e Incisa
S. Messa nella Collegiata di Figline

La celebrazione patronale di oggi ha un carattere particolare: cade, infatti, in un momento in cui questa città è in grande apprensione per la sorte di una azienda che finora ha dato lavoro a tante persone e ha messo tante famiglie della zona in condizione di poter vivere con dignità e fiducia. Una apprensione che si allarga pensando doverosamente a tutte le persone che in questi anni sono rimaste senza lavoro e senza una prospettiva per mantenere sé stesse e le proprie famiglie.

A tutte le persone senza lavoro, a tutte le famiglie che sono nel disagio va oggi il nostro pensiero, la nostra solidarietà. Particolarmente per loro è oggi la nostra preghiera.
Alcuni rilevatori a carattere nazionale hanno recentemente indicato una qualche ripresa del mercato del lavoro. Noi non dubitiamo di queste buone notizie e ci auguriamo che questi germi possano presto sbocciare, anche se, al momento, di questa ripresa non sentiamo ancora gli effetti.

La nostra solidarietà con chi è rimasto senza lavoro diventa desiderio fattivo di sostegno a quanti, in loro favore, con tenacia e competenza stanno portando avanti la trattativa: al Sindaco e ai rappresentanti delle istituzioni, agli esponenti sindacali e soprattutto agli esponenti dei lavoratori. Con loro c’è tutta la città, ci siamo anche noi: la piazza gremita di venerdì scorso è viva e indelebile nella mente e nel cuore di tutti. È la nostra immagine.

Nell’esprimere vicinanza e sostegno siamo anche attenti a non spendere parole vane, consapevoli che per infondere speranza le nostre parole devono essere concrete e credibili. Mentre auspichiamo un esito positivo e risolutivo della vertenza, non voltiamo la faccia e non chiudiamo il cuore a qualunque necessità. Ci siamo: con le nostre piccole forze, ma ci siamo.

E vengo a un punto capitale per noi cristiani: questi sentimenti devono farsi preghiera. Preghiera: preghiera ardente al Signore, che - ci insegna la Bibbia - ascolta il grido del popolo: “Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sovrintendenti: conosco le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo. Perciò va'! Io ti mando…” (Es 3, 7-8.10).
Papa Francesco, quando è venuto fra noi a Loppiano, nel territorio di questo comune, ci ha invitato a pregare con coraggio: “Parresia dice lo stile di vita dei discepoli di Gesù: il coraggio e la sincerità nel dare testimonianza della verità e insieme la fiducia in Dio e nella sua misericordia. Anche la preghiera deve essere con parresia. Dire le cose a Dio “in faccia”, con coraggio. Pensate a come pregava il nostro padre Abramo, quando ha avuto il coraggio di chiedere a Dio di “contrattare”… Quel coraggio di lottare con Dio! E il coraggio di Mosè, il grande amico di Dio, che gli dice in faccia: “Se tu distruggi questo popolo, distruggi anche me”. Coraggio. Lottare con Dio nella preghiera. Ci vuole parresia, parresia nella vita, nell’azione, e anche nella preghiera”.
Echeggia allora nel nostro cuore la preghiera delle bibliche Lamentazioni e con un nodo alla gola anche noi la facciamo salire a Dio:
“Ricòrdati, Signore, di quanto ci è accaduto,
guarda e considera la nostra umiliazione.
La nostra eredità è passata a stranieri,
La gioia si è spenta nei nostri cuori,
si è mutata in lutto la nostra danza.
Ma tu, Signore, rimani per sempre,
facci ritornare, Signore, e noi ritorneremo”. (Lam 5, 1-2.15.19-21)

È la preghiera che attende consolazione. Sostenuti anche dall’invito del papa, la innalziamo a Dio con fede sincera. Chiediamo a lui di avere misericordia e di risponderci con il profeta:
“Consolate, consolate il mio popolo.
Parlate al cuore della città
e gridatele che la sua tribolazione è compiuta.
Ecco, il Signore Dio viene con potenza,
egli riduce a nulla i potenti
e annienta i signori della terra.
quanti sperano nel Signore riacquistano forza” (Is 40, 1-2.10.23.31).
“Colui che ha misericordia di loro li guiderà,
i tuoi distruttori e i tuoi devastatori si allontanano da te.
Si può forse strappare la preda al forte?
Eppure, dice il Signore: Io avverserò i tuoi avversari,
io salverò i tuoi figli (Is 49, 10.24-25).

La celebrazione di stasera diventa un’occasione per crescere nella fede e far vibrare il nostro cuore nella preghiera fiduciosa: crescere nella fede portata a noi da san Romolo e professata da S. Alessandro e da tutti i nostri santi; pregare con forza e con fiducia, come hanno sempre fatto i nostri padri, soprattutto nei momenti più difficili e delicati.
“Salga a te, Signore, come incenso, la nostra preghiera
a mani alzate nel sacrificio della sera.
A te, Signore Dio, sono rivolti i nostri occhi;
in te abbiamo rifugio, non ci lasciare indifesi” (cfr. Sal 141, 2.8).

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