Omelia pronunciata dal vescovo Mario in cattedrale il 28 marzo 2018, durante la "Messa del Crisma"

Carissimi fratelli e sorelle,
ringraziamo con gioia il Signore che ancora una volta ci dono della celebrazione annuale della Pasqua e ci offre la grazia di partecipare insieme a questo sacro rito.
Ringrazio il Signore per tutti voi qui presenti e innanzitutto il vescovo Luciano, che tornerà con noi a presiedere la s. Eucaristia in cattedrale nella mattina sabato 7 aprile, nella fausta ricorrenza dei 40 anni del suo ministero episcopale: veramente una grande gioia per tutti noi.


Ringrazio il Signore anche per l’arcivescovo Marco Dino, per il vescovo Gastone, per gli abati Giuseppe e Lorenzo e per tutti i sacerdoti, particolarmente per quelli ordinati dopo l’ultima Pasqua, don Andrea, don Bernardo, don Fabian e don Lorenzo, che sono qui a concelebrare con noi; come anche per don Giovanni Sassolini, don Franco Manetti, don Mario Bodega, don Patrizio Mirri e don Gino Monnetti che prossimamente ricorderanno il 50° anniversario della loro ordinazione sacerdotale, con don Isio Cecchini, che ricorderà il 25°. A tutti i nostri fervidi auguri. Non può poi mancare in questo giorno solenne la memoria per i sacerdoti che sono morti dopo l’ultima Pasqua: don Antonio Ponticelli, Padre Nino Barile e don Romano Macucci; più recentemente padre Lino Brocchi, parroco a Porrena e il suo confratello p. Angelo. Il Signore conceda loro di godere gioia dei suoi servi fedeli.
Ringrazio il Signore per i diaconi, i religiosi e le religiose che hanno donato la vota per il Signore. Lo ringrazio per tutti e per ciascuno di voi, fratelli e le sorelle venuti da ogni parte della nostra diocesi. A tutti auguro la pace che il Signore ci dona nella sua Pasqua.

In quest’“epoca di cambiamenti”, dove tutto sembra rinnovarsi con estrema rapidità, noi oggi celebriamo un rito antichissimo, un atto sacramentale che, attraverso secoli e millenni, si presenta con freschezza sempre nuova a ogni cristiano di ogni luogo e di ogni tempo. Cambiano tante cose, ma la Chiesa rimane e continua a donarci il Vangelo del Signore e i suoi sacramenti, sempre gli stessi e sempre efficaci. Passa la scena di questo mondo, ma noi non ci lasciamo prendere da sterili nostalgie del passato, per il fatto che, proprio perché passato, non sarà mai un vero punto di appoggio. Noi non sappiamo nemmeno cosa ci porterà il futuro, per questo non assolutizziamo le nostre convinzioni personali e non ci attacchiamo troppo alle nostre idee, che forse già domani potrebbero essere fuori luogo. Noi guardiamo al Signore Gesù Cristo, “il testimone fedele, il primogenito dei morti e il sovrano dei re della terra… Sì, Amen! Dice il Signore Dio: io sono l’Alfa e l’Omèga, Colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente!” (Ap 1, 5.8). Noi pensiamo alla Chiesa, che “mentre va lentamente crescendo, anela al regno perfetto e con tutte le sue forze spera e brama di unirsi col suo Re nella gloria” (LG, 5). Lasciamo allora che sia lo Spirito Santo, non noi, a insegnarci quale sia il passato da custodire e quello da superare, il futuro da perseguire e i miraggi da lasciar perdere, lasciamo che sia lo Spirito Santo a “trasformarci, rinnovando il nostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto” (Rm 12, 2). Lasciamo che lo Spirito Santo ci aiuti sempre a tenere gli occhi rivolti al Signore e il cuore aperto sul mondo, pronti, noi sacerdoti, a rinnovare oggi con vera gioia la fedeltà agli impegni della nostra ordinazione e pronti noi tutti, fratelli e sorelle, a professare con rinnovato entusiasmo, nella prossima Veglia pasquale, la nostra fede di sempre. In comunione col nostro papa Francesco, successore del beato apostolo Pietro, che ha ricevuto dal Signore l’incarico di guidarci al pascolo e di confermarci nella fede. Un lui un saluto affettuoso e devoto, grati anche per la sua prossima visita a Loppiano, nella nostra terra.
Benedicendo l’Olio degli infermi, la fede si fa preghiera e solidarietà con i malati (penso anche ai nostri sacerdoti) e con tutti le persone che soffrono nel corpo o nello spirito. Preghiera e solidarietà anche con i poveri, perché la povertà è come una malattia, da sopportare con grande sofferenza. Preghiera per tutte le persone che si trovano, o comunque si sentono, in uno stato di solitudine: ne avete incontrate molte, voi sacerdoti, durante le benedizioni pasquali; come pure avete accostato famiglie divise negli affetti, persone (anche non pochi adulti) rimasti senza lavoro, fratelli e sorelle che hanno perduto il gusto di vivere e la gioia di essere creati. La nostra preghiera sia oggi per tutti.
Benedicendo l’Olio dei catecumeni la fede si fa preghiera per tutti noi, esposti ogni giorno a mille tentazioni e particolarmente per coloro si trovano a lottare contro le insidie più gravi del Maligno che dispiega sempre molteplici tentacoli nel mondo: quanti popoli e quante persone subiscono guerre (anche guerre dimenticate nei notiziari), quanti cristiani sono perseguitati per la fede e quante persone lo sono a motivo della giustizia, quanti milioni di profughi e rifugiati nelle varie parti della terra (soprattutto nei paesi che non fanno notizia per noi) e quante persone non hanno neppure la possibilità di immaginare il viaggio verso una pur fragile speranza di vita migliore, o semplicemente di vita! Un ricordo particolare in questi giorni di Pasqua per i cristiani della Terra Santa. Una preghiera costante, ogni giorno, per tutti.
Benedicendo il Crisma il nostro atto di fede ci porta a ricordare l’appartenenza a Cristo e quindi la dignità e la libertà che caratterizzano la nostra condizione di cristiani (cfr. LG, 9). Una condizione che è garantita dai sacramenti ricevuti una volta per sempre, ma che necessita dell’impegno costante a “ravvivare il dono di Dio” (cfr. 2Tm 1, 6). Noi oggi vogliamo ravvivare il dono di Dio in noi, vogliamo prendere coscienza ancora di più della nostra dignità di cristiani.
Partiamo umilmente dai nostri peccati e dalla necessità del perdono pasquale. Vorrei suggerire (innanzitutto a me stesso) una particolare attenzione agli ambiti più inesplorati del nostro cuore e ai peccati che non confessiamo mai: non per viltà o cattiveria, ma solo perché l’abitudine ce ne ha fatto perdere la percezione. Come quando, avanzando l’età, diventiamo un po’ sordi: ci adattiamo pian piano alla nuova situazione, l’accettiamo e alla fine non ce ne rendiamo più conto. Prendiamo allora l’occasione per un bel check up generale in questa Pasqua: uno screening interiore per lasciare che lo Spirito Santo ci riveli come stiamo e possa asportare da noi ciò che è marcio, curare ciò che è morboso, dare nuova forza alle nostre debolezze e sanare così le nostre persone.
Come disporci a questo esame spirituale? Con l’umiltà: l’umiltà che è semplicemente la ricerca della verità su noi stessi, il riconoscere davanti al Signore chi siamo e chi dovremmo essere. Non è un esercizio facile. Abbiamo tutti un istintivo meccanismo di difesa che ci fa da corazza e ognuno lo mette in campo con i propri mezzi: la ricerca dell’amico compiacente; il rifugio nel mondo virtuale dove sembra che nessuno ci controlli e dove, comunque, nessuno ci contrasta; la chiusura nella solitudine per non cambiare le nostre abitudini; l’insofferenza che ci fa scaricare sugli altri, come loro colpe, quelle che sono le nostre paure e le nostre miserie; la distrazione per non sapere quello che accade realmente nel mondo. Tanti modi per chiuderci e sentirci bravi, senza riconoscere alcuni dei nostri peccati. E’ necessario allora un buon “contrasto” perché questa TAC spirituale ci possa dare un risultato sicuro. Il “contrasto” che Gesù infonde in noi è lo Spirito Santo, di cui il sacro Crisma è signum vivum. L’olio è fluido e si espande dovunque. Così lo Spirito Santo è “intelligente, santo, unico, molteplice, sottile, agile, penetrante, senza macchia… può tutto e tutto controlla, per la sua purezza si diffonde e penetra in ogni cosa” (Sap 7, 22-24).
Il primo elemento di “contrasto” che lo Spirito Santo pone in noi è la memoria della Parola di Dio. “La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore. Non vi è creatura che possa nascondersi davanti a Dio, ma tutto è nudo e scoperto agli occhi di colui al quale noi dobbiamo rendere conto” (Eb 4, 12-13). Lo Spirito Santo ci ricorda le parole del Signore e ci guida alla verità intera” (cfr. Gv 16, 8.13-14). Se lo ascoltiamo con devozione e cuore sincero, se ci lasciamo pervadere e illuminare dalla sua grazia.
L’altro elemento di “contrasto” che lo Spirito Santo pone in noi è l’ascolto sincero del prossimo. Attraverso le esigenze degli altri lo Spirito Santo ci fa conoscere che cosa Dio si attende da noi e così getta luce sulle nostre negligenze. L’ascolto sereno di chi ci vuole bene e ci consiglia, l’ascolto franco di chi ci è vicino e ci sopporta ogni giorno, l’ascolto senza pregiudizi del grido dei poveri e dei sofferenti che ci inquieta, per noi sacerdoti anche le richieste delle persone affidate alla nostra cura: “Ho osservato la miseria del mio popolo e ho udito il suo grido: conosco le sue sofferenze. Perciò va'! Io ti mando… Io sarò con te” (Es 3,7.10.12).
La Parola di Dio e l’ascolto del prossimo non sono però soltanto un “contrasto” per individuare le nostre negligenze: la Parola di Dio è anche un valido ricostituente per riprendere vigore nello spirito; la carità dell’ascolto del prossimo è già un ottimo esercizio di riabilitazione spirituale. Già la diagnosi del peccato è un dono di grazia e una esperienza di santificazione: “Certo, sul momento, ogni correzione non sembra causa di gioia, ma di tristezza; dopo, però, arreca un frutto di pace e di giustizia” (Eb 12, 11).
Ecco allora la prospettiva di vita sana che ci è indicata dai sacramenti e oggi particolarmente dal sacro Crisma. (Ut novetur sexus omnis unctione chrismatis, ut sanetur sauciata dignitatis gloria). Il Signore ci ha segnati con il crisma si salvezza e ci ha consacrati per essere suoi: “l'unzione che avete ricevuto da lui rimane in voi e non avete bisogno che qualcuno vi istruisca. La sua unzione vi insegna ogni cosa ed è veritiera e non mentisce” (1Gv 2, 27). L’unzione segue sempre il battesimo e ne è parte integrante: dopo il perdono dei peccati ci abilita a vivere bene secondo lo Spirito (lota mente sacro fonte, aufugantur crimina, uncta fronte, sacrosancta influunt charismata). “È Dio stesso che ci conferma, insieme a voi, in Cristo e ci ha conferito l'unzione, ci ha impresso il sigillo e ci ha dato la caparra dello Spirito nei nostri cuori.” (“Cor 1, 21-22). “Per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato, è stato riversato nei nostri cuori l'amore di Dio” (Rm 5,5). L’unzione dello Spirito Santo ci fa capaci di amare con l’amore stesso con cui Dio ama Gesù, suo Figlio e in lui ama anche noi. “L’amore del Cristo ci possiede… e se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove. Tutto questo viene da Dio” (2Cor 5, 14.17-18). Ecco il miracolo quotidiano che lo Spirito Santo opera in noi, grazie ai suoi sacramenti.
Nella Comunione pasquale e ogni domenica e, se vogliamo, ogni giorno il Signore si fa nostro cibo e rimane in noi (cfr. Gv 6, 56-57; 15, 4.9-10), ci assimila a sé. È l’anticipo del paradiso, la caparra della gloria futura, l’esperienza più bella e gioiosa che una persona possa fare sulla terra. Pensiamoci sempre. Non lo dimentichiamo mai.

Alcuni piccoli suggerimenti
Ogni giorno fermiamoci un momento ad assaporare con calma la Parola di Dio, lasciandola penetrare in noi fino al midollo.
Quando ci capita di ricevere una correzione degli altri e di sentire il grido dei sofferenti, non permettiamo che cadano invano, senza lasciare in noi una traccia viva.
Facciamo spesso memoria della nostra consacrazione cristiana e della nostra ordinazione sacerdotale.
Soprattutto quando riceviamo in comunione il Corpo e il Sangue del Signore, cerchiamo di sentire come progressivamente tutto il nostro corpo lo sta assimilando e consideriamo bene come tutto il nostro spirito viene rinnovato, irrobustito, santificato.

Auguro sinceramente a tutti che il mistero di oggi irradi il frutto della Pasqua del Signore in ogni giorno dell’anno. Un frutto di cui possiamo sempre nutrirci nella fede.
Intanto questo rito solenne che stiamo celebrando è un grande atto di fede in Cristo da parte di tutta la Chiesa. Tutti oggi, ancora una volta, con grande umiltà facciamo nostro questo atto di fede e col cuore libero cantiamo al Signore la nostra gratitudine. (O redemptor, sume carmen…). Noi sacerdoti gli diciamo anche la nostra riconoscenza per averci accordato fiducia, chiamandoci al sacro ministero e, abbracciandolo gli diciamo la nostra disponibilità ad essere suoi ministri generosi e fedeli.
“A Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi un regno, sacerdoti per il suo Dio e Padre, a lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen.” (Ap 1, 4-5).

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